..Questo sarà un amore di ContraBBando!

Marzo 2020 – L’emergenza del Coronavirus ci ha sorpreso durante la finalizzazione del ContraBBando di quest’anno, già di per sé posticipato a causa della situazione critica e surreale che stava vivendo il Palazzo. Pubblichiamo quindi il calendario che verrà, le residenze teatrali scelte collettivamente per la stagione del 2020, che sarà certamente rimodulato ma non cancellato.
Ringraziamo intanto tutte le compagnie, attori e attrici (ben 76 quest’anno!) , che hanno scritto da tutta Italia e ci hanno dato la forza di continuare a credere in una forma culturale autonoma e accessibile. Un calendario ricco ed eterogeneo, che include forme di teatro sperimentale, danza, sperimentazione sonore e ricerche storiche, accumunati dalla passione per l’arte e il desiderio di accrescere sé stessi e la comunità, ponendosi costantemente domande da portare in scena e condividere con la città.

..al più presto, con ottimismo!


ContraBBando 2020

Compagnia BiTquartett ‘Del Minotauro e di altre bestie’
Del Minotauro e di altre Bestie è una performance di ricerca sul tema dell’identità, in relazione al rapporto tra la parte razionale e quella animale dell’uomo, una performance che innesta al suo interno partiture fisiche, testi teatrali, brani inediti. S’indagherà il tema dell’identità partendo dal Minotauro di Dürrenmatt, che fa i primi passi verso la conoscenza del sé e comincia a costruire la sua identità non in relazione agli altri, ma ad immagini di sé stesso. Nel suo caso il processo formativo è ben evidente. Nella realtà invece, la creazione dell’identità passa attraverso il rapporto con il mondo che ci circonda: ci definiamo in relazione a qualcosa di esterno da noi, tramite un processo razionale, in cui parte dei nostri istinti viene messa da parte in favore della convivenza di società. Il lavoro si pone l’obiettivo di indagare il processo di costruzione dell’identità, esplorando il confine che poniamo noi stessi sugli istinti, relazionandosi costantemente con la parte più emotiva in noi, come l’animalità del personaggio del Minotauro. Giocare dunque con i limiti autoimposti, per capirli e viverli con maggiore consapevolezza.  

Teatro Ebasko ‘Fragalà’
Un primo studio che ha per tema l’Eccidio di Fragalà, avvenuto a Melissa nel 1949. Siamo nel pieno delle lotte contadine, le quali reclamano la concessione di parte delle terre lasciate incolte dai baroni e padroni. Irritati da questa ondata di occupazioni, alcuni parlamentari della Democrazia Cristiana si recarono a Roma per chiedere l’intervento delle forze armate. La polizia aprì il fuoco sui manifestanti. Tre persone furono uccise: Francesco Nigro (29 anni), Giovanni Zito (15) e Angelina Mauro (23).
Cercando di ampliare la storia della rivolta e delle lotte contadine in forma teatrale, il gruppo Ebasko vuole trasformare un fatto relativamente recente in un mito contemporaneo, raccontando le ingiustizie sociali e il sacrificio subito dai tre contadini liberi. Si lavorerà sull’impostazione del teatro sperimentale, mettendo in scena molteplici personaggi che in chiave realista dialogheranno con la musica dal vivo, balli e canti. Il desiderio del gruppo di ricerca è accompagnare la narrazione dei fatti storici, supportati da un’intensa ricerca bibliografica, ad una narrazione archetipa, trasformando i personaggi in eroi epici; approfondendo i temi legati alla disparità fra classi, all’orgoglio per il proprio lavoro e sperimentando differenti linguaggi artistici sulla scena.

Laura Graziosi ‘Microcosmiche’
Microcosmiche è un racconto di corti circuiti urbani, colti in una realtà disperatamente ironica, in cui il desiderio di essere felici e vitali si rivela in perenne affinità con la dannazione, il paradosso o il fallimento.
Microcosmiche è un monologo che vive per una miscellanea di persone, storie, aneddoti, immagini, di incroci in cui la vita quotidiana, e dispersa, si concentra, fosse solo per un attimo. Deambulando da una scena all’altra, con sguardo lucido e beffardo, si può fare il tentativo di comprendere qualcosa della realtà in cui abitiamo e, forse, si arriva anche a suonare il campanello per far visita a sé stessi. Da alcuni anni Laura Graziosi racconta scene di vita ordinaria, facendo nascere e rinnovare le persone e le vicende che compongono l’elaborazione drammaturgica di Microcosmiche. L’ intento è dare risalto proprio a questi lampi di esistenza, spesso grotteschi, raccontandoli con la vitalità di una sorta di giullare urbano. Dallo specifico poi, lo sguardo si allarga e si approfondisce allo stesso tempo, arrivando a chiedersi come le vite umane si intersechino e sia pure per un attimo o per caso, possano lasciare un segno l’un l’altro.

 Compagnia conBxa ‘Yo mono – sacrificio urbano’
Yo mono-Sacrificio urbano rileva immagini della contemporaneità urbana: il contrasto è fra la codificazione assoluta, che legittima e permette le dinamiche di gerarchizzazione tra umani, e allo stesso tempo ci allontana dalla nostra sfera istintiva, e dall’altra parte il bisogno di trovare un’identità genuina, sia individuale che collettiva. In un’epoca di esaltazione della libertà individuale, lo sfruttamento e il dominio selvaggio sono quanto mai alla base della nostra società. Questa stessa primitività sociale è, paradossalmente, di impedimento al nostro sviluppo come specie sociale. L’ideale di realizzazione personale segue modelli standardizzati per quanto molteplici, ed è una immagine-profilo che proiettiamo e a cui cerchiamo di aderire.
Questo primo progetto della compagnia nasce dall’idea di dar sfogo agli impulsi generati da questo sentire. Yo mono cerca di esplorare le contraddizioni delle società urbane postmoderne e le reazioni a queste. Sperimentando con diversi linguaggi performativi, privilegiando la danza e il teatro fisico, la narrativa che ne scaturisce utilizza la riflessione, la sperimentazione e l’improvvisazione, senza rinunciare all’ironia.

 Gruppo Étrange ‘COSACASACAOS’
Che sia casa, caso o caos… ci vogliamo vivere nel caos o ci ritroviamo per caso in esso? Cosa accade prima che il caso metta in moto il precipitare degli eventi? Queste sono le domande che si sono poste sei persone, sei corpi, sei visioni… nasce così l’idea del progetto del gruppo di nuova costituzione Ètrange: il racconto del mondo se osservato da uno sguardo di rapinosa e disperata lucidità, dove regna il caos. Si tessono le fila di un racconto che traduce il senso del caos che crea impotenza, abuso di potere, che ci fa credere che l’involuzione sia la cosa giusta, che crea il vuoto negli occhi di chi ti parla senza ascoltare, che produce il silenzio di chi non ha più nulla da raccontare perché nessuno lo ascolta. Il caos è la lotta per raggiungere la felicità, è la tempesta che ci ricorda, è il disordine esistenziale, l’orrore, l’ombra… ma è anche la luce, la bellezza, il cambiamento. Colui che reagisce al caso è il nostro corpo, quell’unico protagonista dell’esperienza della vita.
La pièce svela sei esseri viventi, sei corpi affamati, che cercano in uno spazio abitato da una violenza compressa, dal cupo solismo e dalla schizofrenica coralità, l’aggressivo e martellante eco del proprio sé, cercando con le ultime forze di richiamare l’ordine, poi il silenzio, poi il vuoto, poi un nuovo caos.

Alice Oltre ‘Lo specchio delle meraviglie’
Il progetto affronta un classico di Carroll, che riserva ancora spazi per la scoperta e la sorpresa. Non a caso l’opera si chiude con una riflessione sul potere del sogno, ‘Cos’è la vita se non un sogno?’. Potere creativo e ri/creativo, generatore e rigenerante. Chi ha sognato chi? L’allestimento prevede un fluido mescolarsi di scene che sono di entrambi i romanzi su Alice, proponendosi di non trasgredire il nucleo tematico che sottende ad ambo i testi: raccontare con gli occhi di una bambina ciò che è “al di là” del nostro mondo terreno, fino al risveglio dal lungo sogno della sorella di lei. Anche qui, come è tipico dell’abisso onirico, la dimensione spazio-tempo è arbitraria. Per questa ragione non salta all’occhio dello spettatore se la sequenza narrativa delle scene è variata rispetto ai romanzi. Il fuoco dell’attenzione è nell’immagine della sorella che sogna, presenza reale e tangibile in scena, non narratrice ma memoria evocativa di situazioni ed emozioni vissute in scena da Alice, che invece viene rappresentata figurativamente, attraverso l’uso di tecniche diverse (ombre, sagome animate, burattini), trasformata in presenza “iconica”. La volontà di rispettare la straordinaria ricchezza di immagini dei romanzi crea l’obbligo di cercare nella varietà delle atmosfere la chiave espressiva dello spettacolo. Per tali ragioni l’allestimento non si serve di una scenografia fissa, ma propone un ribaltamento dei canoni comuni di fruizione teatrale in cui anche lo spazio scenico si adegua ad una partecipazione non convenzionale. La partecipazione dello spettatore è tramite diversi scenari e suggestioni visive, utilizzando la tecnica del diorama ottico. Queste fiabe che suonano nonsense, ma parlano il linguaggio universale dei sogni, dell’inconscio e del flusso di coscienza interiore, si sposano profondamente con la natura primigenia del teatro, poiché narrano un’avventura eroica che trasforma le persone e le cose, portando infine alla metamorfosi della propria essenza.

Compagnia Guerrieri-Fettarappa Sandri ‘Apocalisse tascabile’
Nel 2019, senza alcun preavviso, Dio compare in un supermercato in periferia di Roma e vi annuncia la fine del mondo. Per sua colpa e sfortuna, ad ascoltarlo c’è ben poca gente. A prenderlo sul serio c’è solo un giovanotto amorfo e sfibrato, da allora fatalmente destinato ad essere il profeta della fine dei tempi. Accompagnato da uno svogliato angelo dell’Apocalisse, il giovane apostolo si fa strada nell’abisso peccaminoso della città romana, per annunciare ai suoi abitanti la loro imminente fine. Il progetto apocalittico designato da Dio sembra però fallire. La triste notizia annunciata non sembra affatto scuotere chi già si dedica, con mortuaria solerzia, alla propria quotidiana estinzione.
Apocalisse Tascabile è un atto unico eroicomico che con stravaganza teologica ricompone l’infelice mosaico di una città decadente e putrefatta, specchio di una defunta condizione umana. Lo spettacolo tratta della fine del mondo vista da svariate prospettive, tra le quali preponderante è quella di due giovani esclusi e messi all’angolo, perché ritenuti inutile.  La fine del mondo diventa allora quasi un’occasione di vendetta, una rivincita presa sull’indifferenza subita. Questi smaliziati apostoli racconteranno con autoironia la rabbia di una generazione esclusa, così giovane e già così defunta.

Compagnia Piano13 ‘HTRL’
HTLR è la storia di una crisi. Da una parte il conflitto che affligge gli artisti alle prese con la realizzazione di sé e l’accettazione delle proprie origini, dall’altra un progetto sulle borgate romane, portato avanti da un Hitler no gender che – attraverso ‘l’eterno Ritorno all’archetipo di famiglia’ – cerca di accettarsi fronteggiando i fantasmi della propria infanzia di borgata soffocati a favore di una formalità, di un riscatto sociale, di una maschera da indossare. Un dialogo interiore interrotto da ricordi sbiaditi e segreti che assume i contorni via via sempre più definiti di una confessione. Il collettivo al femminile Piano 13, sviluppa il progetto attraverso i criteri del teatro fisico e il flusso di coscienza. Inseguendo la cifra stilistica del concerto rock unplugged, il disegno luci cavalcherà lo spazio alternandosi a buio estremo, accompagnato da un sound design che oltre a partecipare all’ ambientazione, includerà musiche dal vivo composte appositamente per il primo studio e momenti di improvvisazione con le attrici. Un progetto che lavora dalle origini, in particolare dalla borgata di Valle Aurelia, dando una forte connotazione autobiografica, legato al desiderio di promuovere nell’ambito della cultura la creatività trans-lesbo-femminista.

 

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