Nascono le Officine Zero (OZ)!

Diffondiamo con entusiasmo e complicità il comunicato per la nascita di Officine Zero (OZ)!

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Roma, 1-2 giugno 2013

Nascono le Officine Zero (OZ)!

2 giorni di dibattiti, eventi culturali, laboratori, per presentare un progetto di resistenza alla crisi, per inventare il presente oltre le sciagure del presente

 

Dopo un anno e mezzo di occupazione, le Officine ex-RSI (ex Wagon Lits – via Umberto Partini, Casal Bertone) riaprono con un progetto nuovo e ambizioso. Di fronte al fallimento dell’azienda, un’ampia coalizione sociale di operai, studenti, lavoratori precari e autonomi riapre i cancelli della fabbrica per rigenerarla. Una vita nuova, dove i padroni hanno fallito, sfruttato e speculato.

In contemporanea con le mobilitazioni di protesta contro le politiche di austerity che si svolgeranno in tutta Europa (da Francoforte a Madrid, da Lisbona a Londra), a Roma, l’1 e 2 giugno, ri-occupiamo per ri-occuparci.

Prendono vita le Officine Zero (OZ). Zero padroni, Zero sfruttamento, Zero inquinamento.

 

Inizia un progetto che ha come obiettivi principali:

–  il futuro lavorativo dei 33 operai (all’ultimo anno di Cassa Integrazione);

–  la salvaguardia produttiva dell’area delle Officine di via Umberto Partini;

–  la riconversione e rigenerazione delle Officine;

– l’organizzazione e lo sviluppo di uno spazio di co-working, mutualismo e autotutela dei lavoratori precari e autonomi.

Clicca qui per scaricare il programma della due giorni

Le Officine ex-RSI (manutenzione dei Treni notte, ex Wagon Lits) sono state occupate il 20 febbraio 2012 dagli operai in Cassa Integrazione con la collaborazione attiva del centro sociale Strike e della rete sociale di Casalbertone. Fin dall’inizio, c’è stato un ampio sostegno di molte realtà sociali e di movimento di Roma.

A due passi dalla Stazione Tiburtina, nuovo snodo centrale dell’alta velocità e faraonica opera pubblica che sta sconvolgendo l’assetto urbanistico e sociale dell’intera zona, le Officine ex-RSI diventano rapidamente un simbolo dei paradossi della crisi. Acquisite nel 2008 dalla Barletta Srl, non per rilanciare il settore della manutenzione dei Treni, ma per dismettere l’attività produttiva e realizzare una speculazione immobiliare. Rendita immobiliare che sostituisce la produzione. 33 famiglie e una vita di competenze e saperi al macero.

Ma oltre ad essere simbolo di un capitalismo parassitario, le Officine diventano simbolo della resistenza alla crisi. Tra mille difficoltà e paure, gli operai, grazie a un sostegno sociale assai ampio, occupano una fabbrica al centro di Roma, che diventa occasione di incontro tra vecchie e nuove forme del lavoro.

Dopo un anno e mezzo di occupazione, tra fasi alterne di grande partecipazione e di grande sfiducia, per l’assenza di risposte da parte delle istituzioni, la lotta è arrivata a un punto di svolta. Già nel settembre del 2012, infatti, prende vita il “laboratorio sulla riconversione”, grazie al contributo di architetti, economisti, esperti del settore e attivisti. Per mesi si discute e progetta un’alternativa concreta alla speculazione, per rilanciare e rigenerare la produzione e mettere a frutto i saperi e le competenze degli operai.

Quando il 3 Maggio la Magistratura decreta il fallimento dell’azienda CSF (ex-RSI), il progetto assume un’inattesa accelerazione e viene presentato alla città. Assemblee pubbliche partecipate da centinaia di persone rafforzano e arricchiscono il “laboratorio della riconversione” e nasce la “Pazza idea” delle Officine Zero. Un progetto che prende vita nelle Officine ex-RSI, come parte di un processo di lotta e sostegno alla vertenza operaia. Un progetto alternativo alla speculazione, ma integrativo della manutenzione ferroviaria. Un progetto dove si intrecciano formazione e produzione, autotutela, mutualismo e cooperazione tra lavoratori.

Al “laboratorio della riconversione”, infatti, si affianca un percorso di auto-organizzazione animato, già da diversi mesi, da studenti, lavoratori precari e autonomi (partite Iva, collaboratori, consulenti). L’idea è quella di dare vita ad uno spazio che sia, nello stesso tempo, di co-working e camera del lavoro e del welfare. Un luogo dove produrre comunemente, connettendo saperi e competenze, un dispositivo di servizio e di assistenza che sia stimolo e sostegno per vertenze contro la precarietà, per un welfare universale (reddito di base, formazione, sanità, previdenza), contro la disoccupazione.

Tra il “laboratorio della riconversione” e la ricerca pratica di nuovi strumenti capaci di difendere e organizzare l’inorganizzabile, il lavoro autonomo e precario, nasce un rapporto virtuoso; figure produttive diverse si combinano per resistere alla crisi, per inventare alternative alla catastrofe che ci tocca in sorte.

 

Al centro del progetto c’è l’idea che le competenze di manutentori dei treni possano essere parzialmente (e magari temporaneamente) re-impiegate in un servizio di pubblica utilità: la formazione di personale che operi nel mondo del riciclo e del riuso, delle energie rinnovabili, dell’artigianato vecchio e nuovo. Per costruire materialmente un utilizzo alternativo dei rifiuti e degli oggetti di consumo sempre più rapido e scellerato. In tutta Europa il riuso e le nuove forme di artigianato producono nuove forme di economia, dove compatibilità sociale e ambientale viaggiano insieme. Le Officine Zero vogliono ripartire dalle origini del movimento operaio, unendo ciò che i padroni vogliono dividere: conflitto, mutualismo e produzione autonoma.

 

1) Le Officine Zero sono Officine del lavoro comune, dove il prodotto principale è l’unione, dove non ci sono padroni o capi reparto, dove si progetta e decide in comune. Uno spazio dove convivano forme di Co-working e di autogestione, di lavoro artigiano e di autoformazione.

2) Le Officine Zero sono Camera del lavoro autonomo e precario, dove precari, lavoratori autonomi, disoccupati possano trovare servizi e spazio per organizzarsi, per unirsi, per fare del mutualismo il collante davanti alla frammentazione e alla solitudine.

3) Le Officine Zero sono Studentato autogestito, in una città in cui i servizi per gli universitari sono ridotti sotto la soglia minima, in cui è diventato impossibile costruire percorsi di autonomia dalla propria famiglia. A fronte di un welfare studentesco inesistente e di un’università pubblica dissanguata dalla crisi, lo studentato autogestito Mushrooms è riappropriazione della possibilità di vivere una vita degna.

4) Le Officine Zero sono Riconversione economica, sociale e ambientale che accoglie la progettualità elaborata e scritta dalla comunità locale e che vuole tenere insieme dignità del lavoro ed equilibrio ambientale. Per restituire alla comunità locale ricchezza sociale e solidarietà.

 

Le Officine Zero sono un laboratorio dove creare nuove forme di mutualismo e cooperazione tra quei soggetti che maggiormente subiscono i ricatti dell’austerity. L’alternativa che proponiamo per rompere la solitudine in cui ci vorrebbero relegare, all’interno del quale studenti, precari e lavoratori non (più) garantiti si possano confrontare per costruire un luogo da abitare e non solo da attraversare, uno spazio di dignità, di umanità e di autonomia.

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