Il luogo del possibile e le sue relazioni

Il Luogo del Possibile…

Guardiamo Roma soggettivamente. Una città in cui cambia l’amministrazione ma rimangono sempre gli stessi interessi a gestirla. Quelli che svendono pezzo a pezzo le nostre vite, che reprimono chi si oppone con arresti e sgomberi, che vogliono persone sfruttate e fra loro in competizione.

La prospettiva da cui la guardiamo, quindi, è quella della produzione di una riorganizzazione collettiva dei fini individuali, del modo di stare insieme, della cura della città intesa come la molteplicità delle relazioni da cui è costituita. Questa cura a nostro avviso è culturale e sociale. E’ politica!
Naturalmente è una visione di “parte”, la nostra, perché preferiamo essere partigiani piuttosto che indifferenti.

In questo senso intendiamo i beni comuni come esperienza di messa in comune di pratiche e  di relazioni perché si costituiscano in luogo di produzione di utilità sociali, di dibattito pubblico, di decisione collettiva. Di riappropriazione!
La storia politica del Cinema Palazzo esprime una forte critica alla proprietà privata, combattendo attraverso pratiche ed esperimenti di autogoverno la speculazione ai danni della collettività una gestione del territorio urbano e del patrimonio immobiliare pubblico e privato, volta unicamente a valorizzare la rendita finanziaria. Una critica che ci ha portato a ribaltare il termine legalità per rivendicare la legittimità di chi da tempo ha restituito uno spazio a tutti invece che agli interessi di pochi. Legittimo è, per noi, restituire alla cittadinanza uno spazio che sarebbe stato altrimenti destinato alla rendita, alla speculazione e all’azzardo. Anche il Tribunale di Roma, con la sentenza dell’ 8 Febbraio 2012, ha dovuto riconoscere la natura collettiva e moltitudinaria, non patrimoniale né egoistica della presa di possesso dello spazio. Riconoscendo  che chi s’impegna quotidianamente nella gestione dello spazio non lo fa per un vantaggio personale ma per opporsi politicamente alla trasformazione della destinazione d’uso che gli si vorrebbe imprimere e riportarla alla sua originaria vocazione culturale e sociale.

Continuiamo a costruire uno spazio culturale accessibile alla collettività. Organizzato attraverso la cooperazione sociale, il mutualismo e la condivisione di competenze, luogo di produzione di vitalità e aggregazione, di formazione artistica e professionale, nel quale la permanenza e lo scambio, l’interdisciplinarità, l’attenzione all’infanzia, la trasversalità rappresentano i criteri cardine dei progetti che vi si sviluppano. Un  luogo aperto a tutti.
Per tutto questo quando ci chiedono quale sia la proposta che facciamo alle istituzioni la nostra risposta è semplicemente che il Cinema Palazzo sia riconsegnato alla comunità che lo fa vivere e che qualsiasi tipo di speculazione debba essere e continuerà ad essere contrastata.

… e le sue relazioni

Crediamo che attraverso il costante confronto collettivo possa continuare questa esperienza che fa dell’incontro e delle relazioni la sua bussola.
Non abbiamo un direttore artistico, non ci interessa.
Un luogo del possibile che è fatto di relazioni e che attraverso le relazioni si difende e si trasforma. È questa la nostra cultura politica o politica culturale.
È il nostro modo di fare e di gestire lo spazio pubblico.

Per mezzo delle relazioni, solo nell’ultimo anno, è stato possibile dotarci di un nuovo impianto di amplificazione; abbiamo creato uno spazio espositivo in quella che una volta era la galleria; è nata l’idea del cantiere per la costruzione degli spalti che poi si è trasformato nella ideazione di un’opera collettiva alla cui realizzazione hanno partecipato in molti con competenza e passione.
Con le iniziative realizzate in Piazza dei Sanniti insieme a La Libera Repubblica di San Lorenzo stiamo riportando la piazza alla sua vocazione, quella di uno spazio aperto, circolare, accogliente: l’ Agorà!

La nostra programmazione e proposta culturale nascerà naturalmente dalle relazioni che ci sono e quelle che verranno che si intrecceranno con i progetti e le tematiche che ci vedono protagonisti per la nostra storia e per i nostri incontri.

Il Festival di Storia anche quest’anno darà vita a dibattiti, proiezioni, concerti e dedicherà l’edizione principale agli anni ’70, quelli che ci piace definire di “rame” piuttosto che di “piombo”. Continueremo a contrastare la “cu