24 giugno 2014 _ I° incontro

Questa mattina hanno portato via gli spalti: in poche ore la Sala Vittorio Arrigoni è tornata ad essere sgombra.
Ci mettiamo subito all’opera per pulire, sistemare le mattonelle rovinate o mancanti, spostare i materiali.

Alla fine, esausti, ci guardiamo intorno e ci rendiamo conto che quel vuoto che temevamo di percepire, quello spaesamento che ci aspettavamo di provare nel ritrovare la sala com’era tre anni fa, non arriva. Al suo posto c’è l’emozione curiosa di osservare da vicino lo spazio delle possibilità, gli occhi attenti che riscoprono le forme fino a quel momento sovrastate dagli spalti, il sorriso incredulo che assapora quelle sensazioni di libertà e desiderio tipici di un nuovo viaggio.

Perchè anche se gli spalti se ne sono andati, lo spazio non è affatto come lo trovammo tre anni fa: da quell’aprile del 2011 le centinaia di persone e progetti che hanno attraversato il Cinema Palazzo hanno lasciato al suo interno esperienze, segni tangibili, mutazioni quasi impercettibili sul breve periodo e che invece hanno a poco a poco plasmato il Cinema.

Si fanno le 8, cominciano ad arrivare le persone interessate al laboratorio cantiere: siamo davvero in tanti!
C’è il Cinema Palazzo al completo: non solo chi si occupa quotidianamente del posto, dunque, ma anche coloro che hanno vissuto il Cinema in questi anni, siano essi artisti, tecnici, partecipanti a laboratori o iniziative, persone incuriosite dall’idea del cantiere.

Ci sediamo, rigorosamente in cerchio, e cominciamo…

 

Di seguito un breve report di questo primo incontro:

  • Moduli: differenza tra progettazione e allestimento. L’idea di partenza è quella di dare alla nuova configurazione della sala una sistemazione che permetta di accogliere iniziative ed eventi molto diversi. Il concetto di modulo, tecnicamente inteso, potrebbe suonare un po’ troppo rigido, implicando una composizione uniforme tra unità omogenee e ripetitive tra loro. Inoltre, un’eccessiva frammentazione potrebbe rischiare di risultare poco sostenibile a livello logistico, ovvero richiedere di essere modificata/spostata ad ogni occasione. Potremmo piuttosto immaginare una struttura stabile, composta da elementi differenti per forma e materiali, accompagnata da soluzioni di allestimento di scenografia.


  • “Salto quantico”: pensare a una progettazione che restituisca la vocazione di cinema/teatro e che allo stesso tempo sappia esprimere il vissuto politico e artistico degli usi accumulatasi nel percorso dei tre anni;


  • Direttrici:

– mantenere la separazione sala Vittorio Arrigoni/retrospalti;
– verticalità: migliorare il collegamento galleria/sala Vittorio Arrigoni;
– considerare i seguenti elementi di lavoro/ragionamento più come concetti/esigenze di intervento, al di là di come l’esecuzione dell’uso e della funzione si è dispiegata in questi anni:
__ impianto elettrico
__ regia

 

  • Consegna per il prossimo martedì: ciascuno potrà contribuire (sia via mail che direttamente in assemblea) con il linguaggio che preferisce (disegno; foto; parole), riflettendo su:

– propria esperienza corporea legata all’uso dello spazio, con conseguenti desideri ed esigenze;
– propria immaginazione, anche sganciata dall’esperienza, ma che dia corpo a un possibile miglioramento della funzionalità dello spazio rispetto alle destinazioni d’uso individuate;
– una misura (che possiamo chiamare modulo), anche geometrica, che restituisca il concetto associato anche a un singolo e puntuale elemento/porzione della sala.

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