Appello ad una città che (forse) esiste

 

                                              Pubblichiamo l’appello del Collettivo La Balena di Napoli

 

La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente. Albert Camus, L’uomo in rivolta, 1951

Esistono esperienze, che si potrebbero chiamare «cortocircuiti storici», nelle quali fenomeni spirituali o artistici, il cui contesto prima era rimasto invisibile, si rivelano improvvisamente. Günther Anders, L’uomo è antiquato, 1980

Forse esiste una città che conosce i propri meandri, i propri dubbi, le proprie schizofrenie, ambiguità, indecisioni. Una città popolata da donne e uomini consapevoli dei propri limiti come delle proprie possibilità e competenze, che non ingannano il prossimo recitando ruoli che non hanno e non vorrebbero avere. Forse esiste una città capace di mettere da parte i rancori, le rendite di posizione, le frustrazioni generazionali, le megalomanie. Forse esiste una città stufa di navigare nello stagno dell’eterno presente e immagina orizzonti a venire tratteggiati da tempeste improvvise.

Forse questa città non c’è. Ma, se davvero esiste, è alla sua popolazione che lanciamo un appello, un richiamo, un segnale.

Abbiamo scelto di non chiedere nulla, di sottrarci, per un momento, alle logiche umilianti di una società conformista e incapace di rinnovarsi. Lo abbiamo fatto aprendo alla città un Asilo, un laboratorio dove sperimentare forme nuove di produzione, socialità, mutualità. Abbiamo occupato uno spazio nuovo di zecca – l’ex-Asilo Filangieri – che se ne stava lì a sonnecchiare nel suo sottoutilizzo a malapena infastidito dall’attività meccanica e saltuaria di quei pochi impiegati di una Fondazione destinata a realizzare il grande evento del Forum Universale delle Culture 2013 già oggetto di una vicenda gestionale controversa e, ad oggi, nient’altro che un fantasma amministrativo.

Abbiamo scovato un pezzo di città che, prima, ci limitavamo ad immaginare. Uno spazio in grado di rispondere alle urgenze e necessità che animano chi lavora, fruisce e attraversa la produzione culturale e immateriale. Ne abbiamo riempito i vuoti con parole, sonorità, immagini, idee, conflitti, e tutti quegli altri elementi che aiutano i processi di soggettivazione individuale e collettiva.

Abbiamo iniziato un percorso costituente fatto di pratiche e idee mirate alla trasformazione radicale dell’attuale meccanismo di produzione e fruizione culturale. Vogliamo imporre il rispetto per la dignità del lavoro di creazione e per coloro che rendono possibile il progredire dell’immaginario desiderante, fantastico, poetico. Vogliamo che la riflessione e la creazione siano i motori dell’azione politica e non strumenti di costruzione di consenso e immagine. Ci sentiamo parte di un Quinto Stato invisibile che non necessita di rappresentanza, si limita a restituire il protagonismo a ogni individuo da cui è composto: donne e uomini attivi nel campo della conoscenza, della ricerca, della creazione, delle arti sceniche.

L’occupazione dell’ex-Asilo Filangieri e la nascita dell’Asilo della Conoscenza e della Creatività vogliono essere momenti di cesura con quanto ha finora caratterizzato le politiche culturali del paese e della città. In affinità con le esperienze di occupazione e di risignificazione degli spazi in atto su tutto il territorio nazionale, l’Asilo prova a dar vita ed immaginare nuove forme di gestione e (auto)governo degli spazi pubblici basate su pratiche di  prossimità e riappropriazione di tempo, dignità, mezzi di produzione. L’eccezione del momento di occupazione è stata il primo passo necessario per avviare un processo costituente capace di aggregare saperi e pratiche, non l’obiettivo finale di un’azione.

La nostra è una pratica di affermazione di sovranità e cittadinanza di tipo nuovo. In tal senso l’interlocuzione con l’amministrazione pubblica non significa trattare l’accesso a scampoli di ricchezza, ma il tentativo di affermare l’autonomia della nostra pratica e l’esercizio di irrobustimento della distanza tra produzione di senso e costruzione del consenso usando uno spazio che da fisico diventa politico.

È per questo che sentiamo impellente la necessità di attivare passaggi di trasformazione e continuare a presidiare in forme molteplici lo spazio che abbiamo liberato e aperto alla città. La nostra azione politica mira da un lato a un continuo monitoraggio sulla gestione delle politiche culturali, dall’altro ad incentivare l’emersione di criticità e contraddizioni attraverso pratiche di riappropriazione, usando la cosa pubblica in funzione dell’interesse collettivo e comune.

Ci appelliamo alla città che (forse) esiste perché essa si manifesti, esprima pratiche di cooperazione e partecipazione e diventi protagonista attiva delle proprie istanze, bisogni e desideri.

Invitiamo a sottoscrivere l’appello e a partecipare attivamente con il proprio corpo e i propri linguaggi al processo costituente e all’attività dell’Asilo inviando un’email a labalenanapoli@gmail.com oppure firmando l’appello online all’indirizzo

http://www.buonacausa.org/appello-ad-una-citt-che-forse-esiste

Asilo della Conoscenza e della Creatività
La Balena – Collettivo di lavoratori dello Spettacolo e dell’Immateriale
11 marzo 2011

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