A SCIUQUE’

Ai bambini non piace giocare da soli… e neanche ai grandi.

22 e 23 aprile 2016 _ ore 21:00
A Sciuquè

di: Ivano Picciallo
Regia: Picciallo/Spoletini
ConAdelaide Di Bitonto, Giuseppe Innocente, Igor Petrotto, Ivano Picciallo, Fransceco Záccaro
Scena e Costumi: Lorena Curti
Disegno Luci: Fabio Durastante
Foto: Holger Lr
Produzione: LMalmand – NuoviScalzi

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Uno spettacolo teatrale che nasce dalla necessità di raccontare un problema sociale in forte espansione che attira a sé uomini e donne di tutte le età, categorie e classi sociali: la dipendenza dal gioco d’azzardo.

La messa in scena prevede sette quadri: l’infanzia, la maturità, il matrimonio, la famiglia, la dipendenza, gli strozzini e l’epilogo.
Nicola, il protagonista, si racconterà in uno spazio vuoto che riflette il mondo che vive dentro di sé, quello che la sua dipendenza lo ha costretto ad esplorare. Ad accompagnarlo in questo viaggio quattro attori col compito di dar vita ai ricordi, alle malinconie, alle azioni mancate e ai dolori di quest’uomo costretto a fare i conti con il suo più grande errore.
Frammenti di vita e ricordi si confondono e si sovrappongono grazie ad una polifonia dialettale riconducibile all’universo popolare del sud Italia. Ma la parola, sì importante, risulta però subordinata al linguaggio del corpo, ai suoni e ai toni delle voci, ai gesti simbolici degli attori.

Sono i corpi che principalmente raccontano la storia, su di essi vive la realtà di un sud senza orpelli, tamburelli o tarante, un sud vivo nella sua semplicità e l’uso del dialetto è l’unico, naturale “artificio” che consegna alla storia una magia particolare, che dal primo minuto ci catapulta in una strada di periferia, nella provincia di Bari, sui ciottoli bagnati dalle gocce d’acqua che cadono dai panni stesi ad asciugare, sotto il sole caldo e denso di una giornata come tante, passata a giocare.

Il fulcro del lavoro è la ricerca della contraddittorietà del gioco che dalla sua forma pura giunge al vizio. Una ricerca costante, scandita nei diversi quadri da un dinamismo perpetuo di immagini che si rincorrono e si susseguono, dove gli attori – in una forma di coro-moderno – accompagnano il protagonista Nicola nell’excursus della propria vita. Un ritmo incessante, una estrema veracità di linguaggio a servizio dei corpi spinti in una minuziosa prossemica catturano lo spettatore in una immediata ed inconsapevole connessione d’emozioni.

IL PROGETTO

Il gioco d’azzardo oggi si è trasformato in business, in grado di attrarre investitori sempre più numerosi. Un elemento cruciale è sicuramente l’ampiezza e la recente diversificazione dell’offerta attraverso l’introduzione e la pubblicizzazione di nuovi spazi di gioco, online da casa, attraverso il cellulare, il digitale terrestre, il computer e il telefono.
L’invito a “giocare con moderazione” che spesso accompagna la pubblicità dei giochi, risulta assolutamente inutile e paradossale in quanto la caratteristica clinica dei giocatori (gamblers) è proprio la difficoltà, o impossibilità, di controllo dell’atto compulsivo di giocare/azzardare.
Al centro dello spettacolo c’è la ludopatia. Il gioco d’azzardo, un passatempo, un tentativo, un diversivo, una distrazione, un’evasione. Un gioco, appunto, che diventa patologico, diventa febbre del gioco, malattia ed è strettamente collegata alla tossicodipendenza. I danni della prima non causano meno vittime dell’altro, una sola differenza esiste: per la società essere “malati di gioco” non è considerato grave tanto una dipendenza da droghe. Non ancora perlomeno. Lo Stato oggi continua a guardare indifferente lo sgretolarsi mentale ed economico di intere famiglie, continuando a proporre e a incentivare un mercato che potremmo chiamare di “vendita della fortuna”.

1 comment on “A SCIUQUE’”

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